IGT, DOC, DOCG

Nel sapere collettivo, questi termini sono ormai di dominio pubblico. Probabilmente è anche convinzione generalizzata che i vini DOC siano migliori dei vini IGT, così come quelli DOCG siano migliori dei vini DOC. Già queste ultime affermazioni non corrispondono esattamente al vero. Le sigle:

IGT sta per Identificazione Geografica Tipica
DOC sta per Denominazione di Origine Controllata
DOCG sta per Denominazione di Origine Controllata e Garantita

Le normative comunitarie

In primis esistono le disposizioni emanate dall'Unione Europea, in particolare il regolamento n. 1493/99 del 17/5/19999 ed il regolamento n.753/02 del 29/3/2002. Questi regolamenti partono dalla definizione di vino (come quel prodotto ottenuto esclusivamente dalla fermentazione alcolica totale o parziale di uve fresche pigiate o non, o di mosti di uva) e definiscono una serie di norme che regolamentano tutta l'attività vinicola: le superfici europee di coltivazione e le varietà di viti, le regole di mercato per l'associazionismo e la filiera di vendita, la circolazione in ambito UE, le pratiche e trattamenti enologici autorizzati, le denominazioni per la presentazione e la tutela delle indicazioni geografiche, nonché l'etichettatura. I vini prodotti in conformità alle suddette discipline vengono definiti VQPRD (Vini di Qualità Prodotti in Regioni Determinate) e per ogni paese membro sono state stabilite le diciture nazionali; in particolare per l'Italia sono state definite le diciture DOC e DOCG. Come eccezione sono state riconosciute alcune diciture già affermate e la cui identificazione è già notoriamente associabile a una regione ed a ben precise regole, per es. Champagne, Sherry, Porto; per l'Italia esistono le diciture Franciacorta, Asti e Marsala.

La legislazione Italiana

In Italia l'ultima legge in materia è la 164/92 del 10/2/1992, che riprende un po' tutte quelle precedenti e inquadra tutta l'attività vitivinicola Italiana stabilendo il catasto dei vigneti, la cosiddetta piramide qualitativa del vino nonché le diciture Riserva, Superiore, Classico e Novello. Il catasto dei vigneti IGT, DOC e DOCG indica le superfici vitate per ogni vigneto con le relative planimetrie.



I Vini da Tavola

I vini da tavola non sono soggetti ad una normativa specifica. Hanno l'obbligo di presentare in etichetta:

  • la menzione "Vino da tavola"
  • volume nominale del contenuto (in hl, l, cl o ml)
  • lettera "e" relativa all'imballaggio
  • dati dell'imbottigliatore
  • indicazione sul luogo di vinificazione se differente da quello di produzione delle uve
  • titolo alcolometrico volumico
  • lotto di confezionamento
  • eventuali massificazione.

Sono poi consentite diverse indicazioni facoltative tipo il colore, il marchio, altri dati sull'imbottigliatore, etc.

I vini a Identificazione Geografica Tipica

I vini a Identificazione Geografica Tipica sono regolamentati da un disciplinare e sono contraddistinti da una zona di produzione, in genere abbastanza ampia. I disciplinari dei vini IGT devono stabilire:

  • l'indicazione geografica
  • la delimitazione della zona geografica
  • l'elenco dei vitigni ammessi
  • le tipologie enologiche, compreso il colore
  • la resa massima di uve per ettaro
  • il titolo alcolometrico minimo delle uve
  • la gradazione alcolometrica minima del vino
  • le pratiche correttive autorizzate.

I vini a Identificazione Geografica Tipica hanno l'obbligo di presentare in etichetta:

  • tutte le menzioni previste per i vini da tavola
  • la menzione Vino a Identificazione Geografica Tipica con il relativo nome della IGT (zona).

Sono poi consentite diverse indicazioni facoltative tipo i vitigni, l'annata di raccolta, altri dati sul produttore, precisazioni sul tipo di prodotto (es. vino passito, passaggio in barrique, etc.), riconoscimenti, etc.

I Vini a Denominazione di Origine Controllata

I vini DOC sono regolamentati da un disciplinare e sono contraddistinti da una zona di origine ben precisa, anche con indicazione di sottozona, fino a restringere l'area a un comune, una frazione, una fattoria, un podere o una vigna. E' evidente che più diventa circoscritta l'area di origine e più aumentano le indicazioni, più si restringe il numero dei produttori e la quantità di vino che può essere prodotta; tutto ciò è sinonimo di crescente qualità del vino che viene prodotto. I disciplinari dei vini DOC devono stabilire:

  • la denominazione d'origine (il nome della DOC)
  • la zona di produzione delle uve
  • la resa massima di uve e di vino per ettaro
  • il titolo alcolometrico minimo delle uve
  • caratteristiche fisico-chimiche ed organolettiche del vino, il titolo alcolometrico minimo del vino
  • le condizioni di produzione (clima, terreno, altitudine, esposizione, etc.)
  • la composizione dei vigneti, densità degli impianti, forme di allevamento, sistemi di potatura
  • modalità degli esami organolettici
  • periodo minimo di invecchiamento in legno e/o affinamento in bottiglia
  • eventuale imbottigliamento in zone delimitate.

I vini DOC sono soggetti a esami chimico-fisico ed organolettici durante la fase di produzione; tali esami sono eseguiti da apposite commissioni.

I vini DOC hanno l'obbligo di presentare in etichetta:

  • tutte le menzioni previste per i vini IGT
  • la menzione DOC (o VQPRD, o VLQPRD, o VSQPRD, o VFQPRD), con la denominazione della zona di origine.

Sono poi consentite diverse indicazioni facoltative tipo la sottozona, l'annata di raccolta, menzioni tradizionali (quali ad es. riserva, classico, recioto, est est est, scelto, etc.), altri dati sul produttore, precisazioni sul tipo di prodotto (es. vino passito, passaggio in barrique, etc.), riconoscimenti, numero di controllo di qualità, etc.

I Vini a Denominazione di Origine Controllata e Garantita

I vini DOCG sono regolamentati da un disciplinare e sono contraddistinti da una zona di origine ben precisa, anche con indicazione di sottozona, fino a restringere l'area a un comune, una frazione, una fattoria, un podere o una vigna; la zona tipicamente è abbastanza ristretta ed è quella maggiormente avocata alla produzione di quel vino. Una DOCG può essere una restrizione della stessa DOC, per es. può essere relativa ad una porzione più di territorio ristretta dell'area della DOC, o può essere solo quella relativa a una denominazione (per es. Superiore). I disciplinari dei vini DOCG ricoprono le stesse tipologie di regole di quelli DOC ma i valori da rispettare sono più stringenti. La legge prevede che la denominazione DOCG può essere attribuita a un vino che da almeno 5 anni è già riconosciuto come DOC; per i vini DOCG è previsto un doppio esame, il secondo in fase di imbottigliamento. In etichetta è obbligatoria anche l'indicazione dell'annata (tranne per i vini bollicine).

Classico

La menzione Classico è riservata a quei vini prodotti nella regione più antica della DOC o DOCG; ha una regolamentazione propria nell'ambito del disciplinare (es. Chianti Classico).

Riserva

La menzione Riserva è attribuita a quei vini sottoposti ad un invecchiamento superiore a quello previsto da disciplinare di almeno 2 anni.

Superiore

La menzione Superiore, laddove prevista, è attribuita a quei vini che hanno un titilo alcolometrico superiore a quello minimo stabilito dal disciplinare di almeno un 1%.

Novello

La menzione Novello è attribuita a quei vini prodotti in conformità alla legislazione Italiana dei vini novelli: almeno il 30% del vino deve essere prodotto con macerazione carbonica, immissione in commercio il 6 novembre, etc.

Conclusioni

Oggi in Italia esistono 37 DOCG e oltre 300 DOC; all'incirca il 30% della produzione di vino è relativa a vini DOC e DOCG. In passato, prima della legge n.164 del 1992, era frequente che nella stessa classificazione si trovavano vini di grande pregio e vini di qualità molto inferiore; questo ha portato alcuni produttori a rinunciare alla denominazione ed a farsi conoscere tramite nomi di fantasia. L'esempio tipico è il Sassicaia che è rimasto Vino da tavola fino a pochi anni fa', ma ci sono anche altri esempi, il Fontalloro, il Flaccianello, etc.. Oggi la materia è sicuramente meglio regolamentata ma è anche vero che dietro a un riconoscimento (o a un mancato riconoscimento di una zona) ci sono delicati equilibri commerciali; ad es. l'Amarone della Valpolicella è un grande vino ma non è una DOCG. Ci sono poi molti vini di grande pregio che sono IGT; questo accade tutte le volte che un vino ancora non è inserito in un disciplinare oppure quando viene prodotto un grande vino discostandosi volutamente dai disciplinari esistenti al fine di ricercare nuove soluzioni. Il Baccarossa, riconosciuto come miglior vino rosso Italiano, è una IGT Lazio; non esiste al momento un disciplinare DOC che prevede quella particolare zona con il vitigno Nero Buono. Concludendo, la legislazione Italiana fornisce una linea guida per classificare i vini in base alla qualità, ma come tutte le regole presenta le sue buone eccezioni; si torna sempre al solito principio basato sulla conoscenza del prodotto/produttore o sulla fiducia verso il rivenditore.